Il Museo Piano Terra Primo Piano
Il Museo della ceramica di Deruta
Il Secondo Piano

 

Sala del Rinascimento

piantina del secondo piano

 

Esempi della produzione derutese più famosa e celebrata, quella del Rinascimento, sono raccolti in questa sala. Viene documentato il graduale passaggio dalle decorazioni in "stile severo" della metà del Quattrocento a quelle del pieno Rinascimento. Tra la fine del secolo e gli inizi del Cinquecento si collocano le tipologie della "petal-back family", così definita da Rackham perché caratterizzata dalla presenza di semplici decorazioni a forma di petali sul verso dei piatti e coppe. Nello stesso periodo si afferma prepotentemente la produzione di maiolica a lustro, una tipologia decorativa sofisticata e raffinata in cui si specializzeranno alcune botteghe derutesi. La coeva produzione policroma è caratterizzata dagli ornati nei tipi "a corona di spine", "a embricazioni", "a girali floreali", "alla porcellana", talvolta disposti a quartieri sulla larga tesa dei piatti. I soggetti preferiti sono il ritratto di "belle donne", scene allegoriche, mitologiche e sacre, spesso ispirate alla scuola pittorica umbra del tempo. Più tardi, verso la metà del XVI secolo, il pittore Giacomo Mancini detto il Frate, porterà a Deruta la tipologia della pittura istoriata, cioè la riproduzione su piatti e vasi di scene di ispirazione mitologica o sacra. Tra le forme più diffuse, il "piatto da pompa", la “coppa amatoria" nei diversi generi delle "ballate", dei "gameli", delle "impaliate", il vaso a doppia ansa dalla caratteristica forma su alto piede, vassoi e versatori da acquereccia, albarelli e versatori da farmacia, spesso parte di corredi caratterizzati dalla riproduzione dello stemma di casato dei proprietari. Nella sala viene esibita, in particolare, una bella selezione soprattutto di "piatti da pompa" sia decorati a lustro che in policromia, anche di recente acquisizione.
 

 

Sala del compendiario


Nella sala sono raccolti pregevoli esempi della produzione derutese, a partire dalla seconda metà del Cinquecento fino a tutto il Seicento, in stile “compendiario”. Ripreso dalle produzioni faentine, lo stile si caratterizza per le decorazioni essenziali e riassuntive (da ciò la denominazione) sia nelle scene raffigurate che nel tratto, eseguite su un ampio sfondo candido reso da una spessa coperta di smalto stannifero. I grandi piatti da parata esposti, per lo più provenienti dalla acquisizione della Collezione Pecchioli di Perugia, recano soggetti simbolici e allegorici, ma non mancano serviti da tavola con gli stemmi di casate aristocratiche cui spesso questa produzione era destinata Sala delle targhe devozionali. Nella sala è esposta una selezione di targhe a soggetto sacro o votivo provenienti da distacchi da chiese, edicole, pilastrini e case private del territorio. Piuttosto voluminosa e legata prevalentemente alla religiosità popolare, la produzione derutese di targhe trova le prime testimonianze alla fine del Quattrocento. L’iconografia più diffusa, fin dai primi decenni del Cinquecento è quella della Madonna con il Bambino e angeli, tratta originariamente da un bassorilievo attribuito allo scultore Benedetto da Maiano, mentre nella seconda metà del Seicento l’affermarsi del culto della miracolosa Madonna dei Bagni, nella vicina Casalina, da vita ad una eccezionale e consistente produzione di ex-voto.


Museo "particolare"

Sala delle "grottesche" e del "calligrafico"

 

Grottesco

 

Assai diffusa in tutte le arti decorative del periodo rinascimentale, nella maiolica derutese dopo una iniziale apparizione nei primi decenni del Cinquecento, la grottesca, così detta perché la moda si diffuse nella seconda metà del Quattrocento dalle copie delle decorazioni parietali nella "Domus aurea" di Nerone a Roma, oramai interrata e ridotta a grotte sotterranee, tornò in auge a Deruta alla fine del XVI secolo a imitazione delle raffaellesche della maiolica urbinate. Animali fantastici, cornucopie, busti, mascheroni, trofei d'armi, e altri motivi minuti entro ornati floreali stilizzati compongono questa variegata e ricercata decorazione che caratterizzò a lungo la maiolica derutese.
Più tardo, ma anch’esso di fattura seicentesca è il decoro "calligrafico", in monocromia turchina o verde che pare voler imitare la minutissima decorazione vegetale e zoomorfa della maiolica di Delft, a sua volta interprete della porcellana orientale e delle ceramiche del medio-oriente.
Sala del Settecento  
Questo periodo rappresenta uno dei meno conosciuti nella storia della ceramica derutese ed è, per il momento, in gran parte inedito. Solo recentemente, infatti, la produzione settecentesca derutese è stata rivalutata e posta all'attenzione degli studiosi. In particolare l'acquisizione della collezione Milziade Magnini, che accoglie numerosi esemplari di questo periodo, costituirà oggetto di studio e di ricerca.
Sommariamente può dirsi che la produzione dell'epoca risulta ancora di una certa consistenza e qualità mentre forme e decori appaiono coerenti al gusto dell'epoca. Emerge, tra le altre, verso la metà del secolo la manifattura di Gregorio Caselli presso cui è attivo il pittore Giovanni Meazzi raffinato autore di numerose opere.
Fornella
  Sala Collezione Milziade Magnini

 

Foto Collezione

La sala è dedicata alla esposizione della collezione formata all'inizio del secolo XX dal medico Milziade Magnini (Deruta 1883-1951), è ricca oltreché di antiche ceramiche derutesi, di ceramiche pugliesi provenienti da Grottaglie e Laterza e di antiche ceramiche apule. Acquistata nel 1990 con il concorso di diversi enti, fin dalle origini la collezione era stata collocata nella fabbrica Grazia in Deruta, dove serviva prevalentemente alla formazione delle maestranze e alla imitazione dei modelli. Sono state conservate le originali vetrine appositamente, realizzate nei primi decenni del secolo, per l’esposizione di questa collezione.
Sala della farmacia  
Nella sala, ambientata a simulacro di un'antica farmacia, sono esposti vari albarelli, brocchette, barattoli e bottiglie provenienti da diverse botteghe italiane dal secolo XV al secolo XIX.
Farmacie
Sala dei depositi
Una torre metallica organizza in quattro livelli una immensa sala destinata ai depositi e ai frammenti, di cui è consentita la visita. In questa sala sono le ceramiche apule della collezione Magnini, il campionario ex CIMA-Maioliche Deruta, le ceramiche d’artista delle diverse edizioni del Premio Deruta, della collezione Deruta 2000, del Multiplo d’artista in Maiolica (1980).
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